
Il punto di incontro dei tifosi milanisti orgogliosi di non essere uno di loro.
I più grandi "Numeri 1 Rossoneri" (... secondo me) « Il portiere su e giù cammina come sentinella. Il pericolo lontano è ancora, ma se in un nembo s’avvicina, oh allora una giovane fiera s’accovaccia e all’erta spia » Umberto Saba, Tre momenti Ghezzi, Cudicini, Albertosi, Piotti, Sebastiano Rossi, Dida e Abbiati: breve carrellata su alcuni portieri che hanno difeso la porta del Milan. Il portiere, la sua solitudine, la spettacolarità dei suoi interventi e la goffaggine di certi errori, derubricati in gergo calcistico con la denominazione di “papere”. C’è una vasta letteratura su questo ruolo, il più delicato nel gioco del calcio perché se sbaglia l’estremo difensore quasi sempre si prende gol. Nella storia rossonera non sono pochi i numeri 1 che hanno lasciato un segno con il loro stile e coraggio, genio e sregolatezza, personalità e stile. Giorgio Ghezzi, un romagnolo di 182 centimetri, arrivò al Milan via Genoa e rimase in rossonero per sei stagioni (dal 59/60 al 64/65). Lo chiamavano kamikaze, soprannome che si era conquistato per il coraggio mostrato nelle uscite, soprattutto in tuffo sui piedi di Nordhal. Uscite che a molti rievocavano i piloti giapponesi della seconda guerra mondiale. Questo suo coraggio lo pagò con due infortuni alla testa. Quando difendeva i pali dell’Inter, andava a spiare gli allenamenti del Milan (all’Arena), riuscendo in questo modo a neutralizzare due rigori calciati da Liedholm. Con la maglia rossonera vinse uno scudetto e una Coppa Campioni, quella di Wembley a spese del Benfica di Eusebio. L’Inter lo cedette inspiegabilmente al Genoa e lui, alcuni anni dopo, si prese la rivincita passando in rossonero anche se il nerazzurro rimase il colore del suo cuore, a tal punto da chiamare il suo albergo “Hotel Internazionale”. Nel dicembre del ’90 completò la sua parentesi terrena, morendo a Forlì. Di Fabio Cudicini tanti milanisti non più giovani ricordano le prodezze a Manchester, in una semifinale di Coppa Campioni del 1969. Parate che fecero saltare i nervi ai tifosi del red devils che lanciarono ogni genere di oggetto verso la porta del “Ragno Nero”. Il Milan passò il turno e vinse anche la coppa, stracciando l’Ajax nella finale di Madrid. Un gigante di 191 centimetri arrivato dal Brescia e che collezionò quasi 200 presenze in maglia rossonera. Quando giunse al Milan aveva trent’anni, richiesto da Nereo Rocco. Tra i pali palesava un dinamismo eccezionale anche nelle parate basse, con ottime qualità in fase di blocco della palla. Con il Milan vinse tutto quello che un giocatore avrebbe potuto desiderare. Dopo aver conquistato la Coppa Italia nel 1972, fu bloccato da un infortunio che ne provocò il ritiro anticipato dall’attività agonistica. Enrico Albertosi, toscano di Pontremoli, arrivò al Milan a 35 anni dopo aver contribuito a fare la storia del Cagliari, la cui porta difese (e alla grande) nell’anno dell’unico scudetto della squadra sarda. Per portarlo in rossonero, il Milan diede in cambio Vecchi, l’eroe di Salonicco. Albertosi è stato tra i migliori portieri italiani di tutti i tempi, capace di essere protagonista, a quasi 40 anni, dello scudetto della Stella. In quella stagione fu spesso decisivo, dai rigori parati ad Antognoni e Altobelli alle tante parate determinanti di quel campionato. Due anni prima aveva contribuito a dare un dispiacere a Sandro Mazzola, battendolo nella serata della sua ultima partita da giocatore: la finale di Coppa Italia del 3 luglio ’77. Al Milan, Albertosi visse la sua seconda giovinezza che si concluse in modo inglorioso, con il coinvolgimento nello scandalo del calcio-scommesse del 1980. In Nazionale visse il dualismo con Dino Zoff, passando dalla delusione per il ko contro i coreani del dentista Pak Doo Ik alla quasi gloria imperitura di Mexico 1970. Ad un giornale ebbe a dichiarare: “Il segreto della mia serenità? Essere sempre nell’occhio del ciclone”. Bearzot voleva portarselo ai Mondiali argentini ma a mettere il veto fu proprio Zoff che vedeva negativamente la presenza del portiere rossonero alle sue spalle. A fine carriera finì in tour con gli Harlem Globettroters, parando i rigori calciati dagli spettatori nell’intervallo delle partite di basket. Ottorino Piotti fu il successore di Albertosi nel ruolo di guardiapali rossonero. Con l’Avellino si era meritato spesso le prime pagine dei giornali. Nel primo campionato del diavolo in serie B fu tra i giocatori con il rendimento più alto e nella stagione più infausta della storia rossonera (81/82, l’anno della retrocessione sul campo) fu tra i pochi a salvarsi dal naufragio generale. Sicuro in porta e deciso nelle prese alte, Piotti raccolse meno di quello che avrebbe meritato date le sue potenzialità. Certamente arrivò in rossonero nel momento sbagliato. La carrellata, arrivando a stagioni più recenti, non può prescindere da Sebastiano Rossi, l’altro spilungone romagnolo, recordman d’imbattibilità in A con 929 minuti senza subire gol. Portiere nelle stagioni del “Milan Invincibile” guidato da Fabio Capello, in rossonero ha fatto incetta di titoli. Ad ogni inizio stagione veniva dato sistematicamente come seconda scelta ma Rossi non si demoralizzava, meritandosi sul campo la fiducia del tecnico. A dire il vero, venne agevolato anche da “topiche madornali” dei rivali di ruolo: su tutte quelle di Antonioli (in un Milan-Inter, tiro innocuo di De Agostini finito in rete) e Taibi (pallone-saponetta in uscita, durante un Milan-Juventus). Nel 98/99, un inopinato gesto di reazione contro il Perugia, escluse Rossi per cinque partite e Christian Abbiati, partito terzo portiere, gli soffiò il posto diventando protagonista nella trionfale rimonta sulla Lazio, con la prodezza di Perugia su tiro velenoso di Bucchi nel finale. Una vera parata-scudetto! Ed infine, il brasiliano Nelson Dida, l’eroe di Manchester 2003. Ipnotizzò Trezeguet, Montero e Zalayeta nella finale tutta italiana di Coppa Campioni. E all’Old Trafford fu l’ennesima serata da ricordare, tinta di rossonero, i colori della vittoria. By Sertac
Varie ed eventuali.... Post di servizio in continuazione del precedente (FORSE) EI FU... arrivato oramai a 236 commenti e scomodissimo da seguire. Roberto
Rientro da una gradevolissima serata in costiera amalfitana...una bella cena a base di pesce, un dolce con gli aromi dei limoni della nostra zona...accendo la Tv, vado su Sky Sport 24 e apprendo che Dzeko quasi sicuramente resterà al Wolfsburg..la società tedesca l'ha convinto sia con un ingaggio notevole che con un progetto tecnico importante... le mie riflessioni... DZEKO era il miglior giocatore che si poteva prendere sul mercato..l'ideale per noi... e non viene da noi... GRAVE, MOLTO GRAVE..SIA PER L'ASPETTO TECNICO, CHE (SOPRATTUTTO) PER L'ASPETTO "APPEAL MILAN", ORAMAI AI MINIMI STORICI... Se anche Dzeko, un grande giocatore, ma giovane, riesce a farsi convincere dal Wolfsburg, e il Wolsburg a denotare più appeal del Milan, credo che la nostra credibilità sia ai minimi storici.. Fino a qualche anno fa, Dzeko sarebbe venuto a piedi a Milanello, anche se una squadra come il Wolfsburg gli avesse offerto il triplo dei soldi... Sono pessimista..pensvo di tirare le somme il 10 agosto...sono tentato a fermarmi qui...capite..non è l'aver perso probabilmente un grande giocatore, ma come lo si è perso... E IN TUTTO QUESTO GALLIANI HA ANCORA UNA VOLTA DENOTATO I SUOI LIMITI ATTUALI, DELL'ESSER UN DIRIGENTE ORAMAI CON POCHE IDEE, POCA FORZA...VOLEVI DZEKO? I PRIMI DI GIUGNO, QUINDI 20 GIORNI FA, HAI RAGGIUNTO UN ACCORDO CON IL GIOCATORE?..BENE, VAI SUBITO IN GERMANIA E INCHIODI ALLA TRATTATIVA IL WOLSBURG...ora a fine giugno si riparte da zero..e il prossimo tormentone sarà ADEBAYOR (giocatore inferiore a Dzeko).. No, così non va...forse il Presidente ha fatto tanti errori, ma Galliani in questo momento è uno dei peggiori manager calcistici in circolazione, autore in questo mese di giugno di 3 cappellate: 1) aver venduto Kakà la settimana prima delle elezioni nascondendosi dietro a bugie e mezze frasi; 2) la ridicola conduzione della trattativa si Cissokho, con la società che quando si è accorta di aver speso 15 ml di euro per un semi-sconosciuto ha fatto la voce grossa, salvo poi lo stesso Antennista inventare la storia dei denti e degli sconti; 3)la trattativa Dzeko, ampiamente spiegata.. Brutta storia per Leonardo che si ritrova una società che continua a lasciar campo ad un personaggio oramai poco credibile sul mercato..e quindi società doppiamente colpevole...

Tanti sono perplessi e pessimisti. Altri sono rassegnati. Alcuni invocano gli zero abbonamenti come panacea di tutti i mali (mah, a me il Milan piace a prescindere pur con gli Oddo e i Favalli, non importa, poi che ci si possa abbonare o meno dipende da tanti fattori ma non deve essere per una sorta di ripicca). Altri ancora sono arrabbiati perché la società non è chiara e si sentono presi in giro (magari la società lo fa apposta a non essere chiara in questa fase, nessuno può provare il contrario). Tutto questo è probabile nasca da due situazioni del tutto diverse accadute quasi in contemporanea: la cessione di Kakà e la perdita di Gourcuff. La prima voluta da Berlusconi in persona per una qualche ragione tra cui prima fra tutte non vi è certamente la motivazione di carattere economico. La seconda colpa della scarsa tempestività di Galliani nell’approcciare i negoziati col bretone ( se ne é ricordato ad una settimana scarsa dal termine di scadenza del diritto d’opzione) e del poco tatto di Ancelotti con i giovani( Pato finito regolarmente in panchina alla fine delle sue due stagioni rossonere, Borriello poco considerato e grave errore ammesso dallo stesso tecnico di Reggiolo, solo Kakà si è salvato). Riguardo a Ricky ormai non è più importante se lo abbia mandato via perché non gli piaceva come giocatore, perché guadagnava troppo o perché toglieva spazio a Ronaldinho o perché in contemporanea gli stava particolarmente simpatico il neo-presidente del Real Madrid. Forse è un insieme di tutte queste cose. Forse l’idea della cessione di Kakà è nata nel momento stesso in cui è stato acquistato Ronaldinho perché è così, a Berlusconi come a me tra i due piace di più il Gaucho. Ciò che conta è che la cessione di Kakà è stata la prima mossa del Milan tornato a piene mani di Berlusconi. E’ la prima pietra di un Milan di nuovo suo a pieno titolo. Giusto o sbagliato che sia ha preso una decisione e se ne assumerà le responsabilità sia nel bene che nel male.
La seconda pietra posta su questo Milan neo-berlusconiano è Leonardo. In aperto contrasto con un amministratore delegato amico ma forse non troppo amato già dai tempi pre-calciopoli Berlusconi ha detto ad Ancelotti che poteva comodamente e tranquillamente accettare le sterline inglesi che un anno fa Galliani gli fece rifiutare. Quel Galliani che già convinse lo stesso Ancelotti nell’estate 2006 a non andare al Real quando l’accordo era già fatto. Questa volta no. Questa volta Berlusconi non ne ha voluto sapere ed ha preso di nuovo una decisione in prima persona: Ancelotti poteva andare via. Incapace per lui di gestire Ronaldinho e di impostare la tattica corretta specialmente una volta passati in vantaggio e probabilmente troppo duro con uno Shevchenko che il proprietario del Milan avrebbe almeno voluto capire se fosse finito o meno. Anche qui, giusto o sbagliato che sia, questo è il pensiero di Berlusconi e non ha accettato passivamente la situazione come nei precedenti anni scendendo in campo con una delle sue scommesse, probabilmente più azzardata ancora di quella di Capello visto che Leonardo non ha proprio mai allenato una sola volta. Gli piace Leonardo, l’ha rivoluto come giocatore, gli ha affidato un ruolo da dirigente importante e ora gli ha affidato la panchina del Milan. Leonardo è un uomo di Berlusconi molto più di quanto non sia un uomo di Galliani, basti vedere le espressioni in viso del nostro Adriano durante la conferenza stampa di Leo, iniziata con una pleonastica, inutile ed imbarazzante per il neo-tecnico pontificazione del corso ancelottiano. Il filo diretto Leo-Berlusconi potrebbe rendere pletorica la carica di Galliani. Anche qui, sia nel bene che nel male il Cavaliere si assumerà la responsabilità di questa scelta.
Terza pietra del Milan neo-berlusconiano è il diktat del “basta magna magna” e spese senza senso. Spese alla Emerson (c’è chi giura che Berlusconi sia ancora furioso per l’acquisto dell’ex Puma) tanto per intenderci ma anche alla Viudez-Cardacio, milioni buttati lì perché il primo consulente di mercato o procuratore amico ha parlato bene del tal giocatore. Stop agli sprechi ed agli sperperi. Berlusconi non ne poteva più di ritrovarsi con un monte ingaggi superiore al Barcelona Campione d’Europa per poi doversi giocare un terzo posto in Serie A con la Fiorentina all’ultima giornata. Basta assegni in bianco a chicchessia. Basta rinnovi concessi per riconoscenza. Basta trattative senza negoziazioni. Avere soldi non è sinonimo di doverli buttare via. Sa di avere sbagliato ad avere dato carta bianca in questo ultimo decennio a Galliani perché poteva fare quello che ha fatto quest’anno ben prima ma meglio tardi che mai. Esempio? Cissokho. Mi è risultata sempre più chiara la situazione negli ultimi giorni anche alla luce delle dichiarazioni del medico del Porto. E’ Berlusconi che ha dato lo stop, per quella cifra uno pagato un niente a gennaio dai portoghesi non si fa. Galliani stoppato. Dirigenza finalmente sotto osservazione e sotto scacco. Berlusconi i soldi li ha ma non li vuole più buttare via. Milan sempre competitivo ma applicando metodologie nuove, metodologie fatte di più attenzione ai costi, meno superficialità e faciloneria negli acquisti, maggiore logica e sensatezza nella condotta in sede di calciomercato, meno cuore e più testa: della serie “io ti valorizzo e ti stipendio fintantoché raggiungi il top e poi ti cedo”. Abituiamoci a questo nuovo metodo, nuovo per noi ovviamente.
Questo è il nuovo progetto. E’ un Milan nuovo e diverso, neo-berlusconiano. Un Milan che vuole vincere spendendo ma non spandendo. Il mio ottimismo nasce dal fatto che Berlusconi non vuole mai perdere le sue scommesse e statene certi che pur di poter dire l’anno prossimo che aveva ragione lui, che con Ronaldinho in campo si vince, farà qualsiasi cosa. Perché possa dire: “sì, sono il Presidente che ha venduto Kakà ma anche quello che ha vinto lo Scudetto l’anno dopo senza Kakà".
Ecco fatto... Lunedì 6 luglio, Milanello: raduno Domenica 19 luglio, Los Angeles: Los Angeles Galaxy-Milan; Mercoledì 22 luglio, Atlanta: Club America-Milan; Venerdì 24 luglio, Baltimora: Milan-Chelsea; Domenica 26 luglio, Boston: Milan-Inter; Mercoledì 29 luglio, Monaco Di Baviera: Bayern Monaco-Milan; Giovedì 30 luglio, Monaco Di Baviera: Seconda gara contro Manchester United o Boca Juniors; Sabato 8 agosto, Lisbona: Benfica-Milan; Venerdì 14 agosto, Pescara, Trofeo Tim: Milan-Inter-Juventus; Lunedì 17 agosto, San Siro, Trofeo Luigi Berlusconi: Milan-Juventus; Domenica 23 agosto: inizio Campionato Serie A Martedì 25 agosto, Madrid, Trofeo Santiago Bernabeu: Real Madrid-Milan. Traete voi le conclusioni...
Inauguro con questo post la mia nuova rubrica estiva “estate rossonera” .
Questa rubrica prenderà il posto dell’angolo del riformista fino all’ inizio del campionato e come questa non avrà un’allocazione precisa in un giorno determinato della settimana.
Ero indeciso fra vari titoli ma poi ho optato per il più semplice e significativo appunto Estate rossonera.
Estate duemilanove. La ricorderemmo per sempre questa estate come l’ estate in cui il Milan ha deciso che era giunta l’ ora di cambiare se stessa, il suo dna fatto di un ventennio glorioso.
Che sia un cambiamento positivo o negativo solo il tempo lo dirà, certo ad ora noi tifosi milanisti ci troviamo nel caos più totale come non mai e abbastanza delusi da come la società ma anche la presidenza stanno gestendo il cambiamento.
Troppe parole, troppi concetti contrastanti tirati in ballo, diverse bugie e la sensazione di navigare a vista perpetua da parte della società non hanno fatto altro che peggiorare le sensazioni dei tifosi già abbastanza scombussolati dalla cessione di Kaka e da come il tutto è stato malamente gestito. I numeri dei nuovi abbonamenti sono sconcertanti e lo sarebbero per una squadra di serie c, figuriamoci per una squadra come il Milan. C’ è tempo è vero e le cose probabilmente alla fine cambieranno ma per ora i tifosi rimangono distanti e cauti.
L’ idea che più o meno tutti i tifosi si stanno facendo è quella peggiore che potrebbero avere, ovvero di assistere ad una rivoluzione zoppa ed incompleta che difficilmente porterà a qualcosa di buono. Bene Leonardo, bene l’ idea di un cambio di rotta in Milan Lab, bene l’ allontanamento di Emerson e il non rinnovo di Maldini , bene l’ abbassamento del tetto ingaggi.
Tuttavia male molto male che il Milan pare essere diventata solo questione di soldi. Tutto passa dai soldi. Persino un progetto valido sembra minato dai soldi, anche quando si parla di spiccioli per giocatori semisconosciuti. L’ attuale strategia di mercato sembra essere molto statica e con scarsa convinzione ed iniziativa. Le dichiarazioni dell’ agente di Adebayor sono inquietanti. “Nessun contatto con il Milan” nemmeno ora che l’ Arsenall si è dichiarato favorevole a cederlo ad un prezzo più basso. I nostri nemmeno stanno guardandosi in torno per cercare alternative possibili a Dzeko. Questa è la verità. Anzi non è di fuori che se alla fine Dzeko non lo cederanno i nostri non si strapperanno i capelli o quello che gli è rimasto visti i soggetti. . Questo immobilismo cosmico mi preoccupa. Sarà dura che a Luglio si chiuda qualcosa se non si costruisce a Giugno. Dubito sinceramente ci sia la voglia di costruire poi.
Si parlava di rinnovo ma dopo una settimana abbiamo perso Gourcuff, poi Kaka, poi Paloschi ed ora Perticone. Abbiamo gli uomini contati a centrocampo, in difesa mancano minimo un paio di elementi validi e soprattutto mancano almeno due elementi rapidi in grado di assicurare il cambio di ritmo. Anche qui l’ immobilismo dei nostri è quasi snervante e Galliani continua con le sue cavolate. Manca molto alla fine del calcio mercato. Ad ora i nostri dimostrano di avere poche idee e confuse, di navigare a vista, di essere messi economicamente a livelli disastrosi, di essere caotici di avere l’ obbiettivo di tirare a campare. Galliani ci parla di rinnovamento. Ma non si può parlare di rinnovamento. Troppa lentezza, a me pare più una demolizione lenta ed inesorabile.
Thiago Silva e Abate sono due ottimi acquisti ma se si vuole puntare sul rinnovamento ce ne vorrebbero almeno cinque o sei di giocatori simili e l’ idea mia è che non siamo in grado nemmeno di accaparrarci validi giocatori semi sconosciuti, nemmeno per spiccioli. Rinnovo l’ invito di mitico agli 0 abbonamenti fino agli ultimi giorni di agosto o fino a tempo indeterminato se le cose non cambiano. Mi spiace da matti per il mio idolo Leonardo che potrà trovarsi nelle peggiori condizioni possibili per lavorare bene, se ci sarà una diserzione di massa degli abbonati, ma Galliani e Berlusconi con le loro chiacchere al vento e la loro aria fritta ci hanno e ci stanno mancando di rispetto a noi tifosi e noi questo non possiamo permetterglielo. Non siamo burattini a cui possono raccontare un giorno si e l’ altro pure che Cristo è morto dal freddo e fare sempre l’ opposto di quello che dicono.
Concludo facendo i complimenti a Napoli e Juventus per la pregevolissima campagna acquisti fino ad ora svolta. Si vede lontano un miglio dove c’ è passione e la voglia della società di costruire e dove c’ è solo la voglia di dar fiato alle corde come fanno i nostri.
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