
Il punto di incontro dei tifosi milanisti orgogliosi di non essere uno di loro.
Ha parlato il Presidente...... L'ho sentito e risentito ma devo dire che non mi è piaciuto. L'ho sentito lontano, direi poco informato forse è meglio dire disinformato. Se il giorno dopo la storiella del gol di mano, continua a dire che senza quel gol saremmo a -1 dall'inter significa che sta ripetendo meccanicamente, a pappagallo, le giustificazioni di Galliani che in questo caso dimostra di saperne poco di sottrazioni ed addizioni. Ma dove mi ha fatto "incazzare" è nel discorso su Kakà: Presidente basta! Se vuoi venderlo esci allo scoperto, mettici la faccia! Kakà anche pochi giorni fà è stato chiaro, lui si trova bene e vuole restare, le Tue dichiarazioni sembrano quasi un invito ad andarsene. Ci hai provato a gennaio e un pò Ti sei bruciato, ora basta, parla chiaro! Capisco che fare i f...i con il c..o degli altri è facile però io sono di quelli che se lo fossi vorrei farlo con il mio almeno ci proverei gusto! Ed allora ti sei stancato di tirar fuori soldini? Hai grossi problemi in famiglia? Sei distratto da cose ben più importanti? Capisco tutto ed allora puoi anche vendere non i pezzi migliori ma tutta la società. Presidente, il Milan il Tuo Milan non è mai stato lontanamente il Milan di Farina o di Duina, ci hai fatti crescere pensando in grande e Ci hai fatto grandi, non rovinare tutto, il declino del Milan se declino dovrà esserci lascialo ad altri. I Tuoi figli non hanno la Tua passione? Peccato per loro, non sanno cosa si perdono, ma per noi Tu sarai sempre il più grande ma Ti prego non rovinare tutto, sentirti ripetere i conteggi sbagliati di Galliani non fà onore alla Tua grandezza. Trascuro tutto il resto su Ancelotti e il nuovo eventuale allenatore, che seppur interessante ed importante perde ogni significato di fronte all'invito ad andarsene rivolto a Kakà. Roberto
Nell'ordine vi presento 5 domande a cui non riesco a dare risposta: 1- Qualcuno mi sa spiegare con esattezza i dettagli dell'accordo Milan - LA Galaxy? Nella prossima stagione, quando Beckham rientrerà a Milano per giocare? 2- Qualcuno mi sa spiegare quale incurabile malanno ha colpito Daniele Bonera? 3- Qualcuno mi sa spiegare dove si sta allenando Alessandro Nesta? Ormai è un desaparecido. Io nelle immagini di Milanello su Milan Channel, non lo vedo mai! 4- Qualcuno mi sa spiegare per quale ragione dovremmo credere nella rimonta? L'Inter ha perso 3 partite su 33, come potete sperare che ne perda altrettante in 5? 5- Qualcuno mi sa spiegare per quale ragione Massimo Ambrosini non ha ancora avuto il rinnovo del contratto? Abbiamo rinnovato a calciatori ben peggiori e ben più anziani, non rinnovare a Massimo Ambrosini mi sembra una scelta sconveniente.
tralasciando un attimo le nostre dispute su Ancelotti SI', Ancelotti (speriamo!) NO...Seederf è una piaga o non è una piaga.... Mi piacerebbe chiederVi, partendo da ciò che è accaduto nelle ultime settimane sul rapporto giocatori di colore e presunti episodi di razzismo,... ma è il pubblico Razzista..oppure ( come penso io) BALOTELLI che è assolutamente insopportabile?..e vedendo anche la partita di domenica sera a Napoli, io opterei per questa seconda ipotesi... Ma vorrei chiederVi veramente a voi tutti, senza livori e senza preconcetti, cosa ne pensate effettivamente di questo problema.. Vi dico la mia: la Juve non meritava la squalifica del campo perchè i fischi erano all'interista insopportabile e non all'interista di colore ( altrimenti dovrebbero fischiare Seedorf, Baptista, Vieira,sissoko, Mudingay, Asamoha, Felipe Melo etc...)
MARADONA AI PIEDI DEL DIAVOLO
Stadio “San Paolo”, 1 maggio 1988: la vittoria che valse uno scudetto. Seconda tappa nel ciclo del Milan di Sacchi. Racconto di un pomeriggio di sofferenza e di grande gioia. Il nostro viaggio della memoria ci porta a domenica 1 maggio 1988. La festività dei lavoratori quell’anno coincise con la madre di tutte le partite: Napoli-Milan. Le due squadre erano divise da un solo punto, con i rossoneri in grande rimonta e i partenopei dilaniati da fratture e congiure interne. Sacchi, dopo aver digerito il panettone, fece trovare una bellissima sorpresa nell’uovo di Pasqua dei tifosi milanisti: la lotta per lo scudetto. Impensabile fino a poche settimane prima. Dalla sfida dell’Olimpico in poi, passando per un derby stradominato (risolto da Gullit e Virdis), il Milan era riuscito a fare sentire il fiato sul collo dei napoletani, campioni d’Italia in carica. Per la sfida del San Paolo fu designato l’arbitro Lo Bello e più di un milanista fece gli scongiuri pensando a qualche precedente negativo, in passato, con il padre del direttore di gara. In settimana, Maradona cercò di galvanizzare lo spogliatoio partenopeo. A Milanello il profumo di sorpasso divenne di giorno in giorno sempre più nitido. Radio sintonizzata su “Tutto il calcio…” (un’emittente locale siciliana, non si sa in che modo, riuscì a trasmettere porzioni di partita in diretta), l’inviato è Enrico Ameri, il titolare del “campo principale”. Al minuto 36’ giunse il primo sussulto: 0-1, gol di Virdis. Pietro Paolo “il sardo” si fiondò su un pallone vagante, anticipando Garella. Il Napoli non perse la calma. In campo c’era il “Pibe de oro”, la “mano de dio”, il fuoriclasse per antonomasia: Diego Maradona. Allo scadere del tempo, l’arbitro decretò una punizione dal limite, zona ideale per l’asso argentino. La traiettoria di Dieguito fu perfetta, con la palla indirizzata dove crescono le ragnatele, all’incrocio dei pali. Giovanni Galli si distese vanamente in tuffo: 1-1 e tutti negli spogliatoi. Ameri parlò di una bella partita e di un Milan padrone del campo. Uno scatenato Gullit prese possesso della manovra offensiva rossonera. Il campione del Suriname fece spiovere un cross delizioso, dopo aver fatto ammattire di finte Francini. L’invito per Virdis fu quello giusto: colpo di testa e rete. Fece quasi tenerezza il difensore Bruscolotti, proteso in tuffo nel tentativo, disperato e inutile, di impedire lo stacco del centravanti milanista. All’annuncio del gol, scattai in aria come un ossesso. Poi mi misi a pregare. Ogni boato ascoltabile dalla radio fu un attentato alle coronarie di tanti tifosi rossoneri. Quando Ameri intervenne per annunciare il terzo gol del Milan, imitai il presidente Pertini della finale mondiale a Madrid: non ci riprendono più. La rete di Van Basten scaturì da uno spunto irresistibile di Gullit, il migliore in campo. I difensori del Napoli, davanti alla forza e alla velocità dell’ex giocatore del Psv, alzarono bandiera bianca. Al gol di Careca, la fifa si fece sentire ma il risultato non cambiò più: Milan batte Napoli 3 a 2 !!! Quel pomeriggio piansi dalla gioia, lacrime ben diverse rispetto a quelle di un’altra domenica di maggio ma dell’anno 1982. E che godimento nel battere il Napoli, la squadra che ci aveva ricacciato in B qualche anno prima, a causa di uno sciagurato rinvio di Castellini. Ripensai a mio nonno, di fede juventina, che pochi giorni prima di morire, vedendomi triste per l’andamento del Milan, mi disse: vedrai che presto vincerete qualcosa di importante. E mi tornarono in mente le stagioni in B, le sconfitte contro Taranto e Cavese tra il 1980 e il 1982, l’assurdo campionato della seconda retrocessione, i tanti rospi ingoiati per gli sfottò di interisti e juventini, quel diavolo che al massimo poteva aspirare a qualche vittoria di tappa (un derby o la grande classica contro la Juve, quando ti andava bene) perché la lotta per il “giro scudetto” era fuori dalla sua portata. Quel pomeriggio d’inizio maggio sfiorai anche il 13 al Totocalcio, mancato nei minuti finali a causa di un gol in “zona Cesarini” della Sambenedettese (il 12 fruttò poco più di 130 mila lire da dividere con altri quattro compagni di liceo). Da Novantesimo Minuto in avanti, rimasi incollato davanti alla tv, fino alla Domenica Sportiva. E la notte il sonno fu leggero e beato, in attesa di leggere, la mattina dopo, i resoconti dei giornali. Lo scudetto arrivò, matematicamente, due settimane dopo. E fu grande festa in tutta Italia, da Gorizia a Capo Passero. Il Milan di Arrigo Sacchi imboccò, quel giorno, l’autostrada per il paradiso. Anche per questo, nei giorni che seguirono l’impresa del San Paolo, ascoltai più volte “Stairway to heaven” dei mitici Led Zeppelin. La parabola gloriosa del Milan di Sacchi era appena all’inizio. by Sertac "Milanistavero"
Panterone Zalayeta affossa l'Inter. Per una sera lasciateci sognare! Poi, da domani, ritorneremo coi piedi per terra. Per tanti motivi. Perchè l'Inter ha un calendario più facile. Perchè noi abbiamo Catania, Juventus, Udinese, Roma e Fiorentina. Perchè 7 punti in 5 partite sono (quasi) impossibili da recuperare. Perchè sicuramente noi lasceremo punti per strada. Però, almeno stasera, lasciateci sognare! P.S.: e se si rifacessero vivi quegli spiritelli del 5 maggio per loro e per noi quello dei 21 punti in 7 partite di 10 anni fa? Lasciateci sognare!
Serie A, manca solo l'aritmetica Subito in vantaggio grazie ad un rigore molto generoso, il Milan passeggia anche sul Palermo: 19 punti in 7 partite subendo solo due gol sono una strisciona nella quale abbiamo sfruttato al meglio il calendario. Calendario che da domenica subirà una netta sterzata e ci metterà in fila cinque gare molto dure: a Catania in particolare (chi ci ha messo i piedi lo sa) è dura giocare a calcio. Ma con nove punti di vantaggio sulla quarta si sta sufficientemente tranquilli, anche se c'è lo scontro diretto esterno di mezzo. The man of the match. I primi 50' di partita di Kakà sono stati una cosa devastante: ha letteralmente aperto in due il Palermo. Totalmente sgravato da compiti difensivi (Seedorf quasi a uomo su Liverani) e favorito dal fulmineo vantaggio che gli ha aperto spazi, in 50' ha fatto ammonire due volte Bovo, liberato Ambrosini nell'azione del secondo gol, segnato un rigore, messo Inzaghi davanti alla porta ecc. Si parla tanto ma a volte il calcio è così semplice: con un Kakà così...Anche se è evidente che tutti stanno meglio. Pirlo. Due parole le merita. Anche lui è chiaramente cresciuto di condizione (ma perché tutti sono cresciuti di condizione ora?). Però è altrettanto chiaro che quando ha attorno una squadra che si muove lui lievita e li pesca tutti. Bravo. L'interrogativo. Se l'onda lunga degli ultimi due mesi durerà fino al 31 maggio, c'è il concreto rischio che ci si dimentichi dei 6 mesi precedenti e si finisca per convincersi che se non si è vinto è stata davvero solo questione di infortuni (pesantissimi, ma non decisivi). Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa l'allenatore del Milan 2009/2010.
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