Da Gianluigi Paracchini ho preso in prestito il titolo di questo articolo. La definizione di Collovati come “ingrato transfuga” è contenuta, infatti, in un passaggio della stupenda antologia milanista “Rossoneri Comunque”, pubblicata alcuni anni fa dalla casa editrice Limina. Lo stopper della nazionale campione del mondo nel 1982, cresciuto nelle giovanili rossonere, esordì con la maglia del Milan a 19 anni appena compiuti. Era il 20 giugno del ’76 e i rossoneri uscirono sconfitti dal San Paolo di Napoli (2-1) in una partita di Coppa Italia. Collovati subentrò in avvio di gara all’infortunato Zignoli. In panchina sedeva lo sfortunato Paolo Barison (morto in un incidente stradale nel 1979 ad appena 43 anni) dopo l’addio di Trapattoni (trasferitosi alla Juventus) che aveva rilevato, prima dell’inizio del campionato, Gustavo Giagnoni. Fu una stagione molto tormentata, segnata dalla guerra interna che vide il presidente Buticchi da una parte e Gianni Rivera dall’altra (alla fine prevalse il golden boy). L'allenatore che fece esordire Collovati in serie A fu Pippo Marchioro, nella stagione 1976-'77 (Milan-Perugia 2-1). Fu un anno molto tormentato, con il Milan costretto a dover lottare fino all’ultimo per non retrocedere. A fine stagione collezionò 11 presenze, segnando anche il suo primo gol con la maglia rossonera in una partita di Coppa Uefa ricca di emozioni (Akademik Sofia-Milan 4-3, andata dei sedicesimi di finale). Il difensore di Teor, tuttavia, non era ancora entrato in pianta stabile in prima squadra, chiuso da giocatori di maggiore esperienza come Sabadini e Anquilletti. Nella stagione 1977-'78, con Liedholm allenatore, Collovati divenne titolare, disputando quasi l’intero campionato, impreziosito anche dal suo primo gol in campionato, realizzato a San Siro nella goleada rossonera contro la Fiorentina. La stampa sportiva lo definì l’erede di Rosato. Le sue buone qualità tecniche, l’abilità nel gioco aereo e la grande capacità nell’anticipare l’attaccante avversario, lo misero ben presto in evidenza come uno dei migliori giovani difensori italiani. Il sapiente e paziente lavoro del barone svedese permise a Collovati di fare il definitivo salto di qualità pur in stagione (’77-’78) avara di soddisfazioni per il club di via Turati, quarto in campionato, eliminato dal Napoli in Coppa Italia e fuori al primo turno di Coppa delle Coppe per mano del Betis Siviglia.
Nel campionato del decimo scudetto, Collovati fu uno dei protagonisti della vittoria finale, punto di forza di un reparto arretrato solido e affidabile, secondo per gol subiti (appena 19 in 30 partite) solo al Perugia. La sua assenza pesò, soprattutto, nel derby di ritorno, alla ventiduesima giornata. La difesa milanista traballò pericolosamente sotto i colpi interisti, in una partita afferrata nel finale grazie alla doppietta di De Vecchi. Collovati festeggiò lo scudetto il 6 maggio ’79 contro il Bologna, a coronamento di una grande stagione che gli spalancò le porte della nazionale di Bearzot. Esordì il 24 febbraio ’79 (Italia-Olanda 3-0) ed un anno dopo segnò il primo gol in maglia azzurra (Italia-Romania 2-1).
Agli Europei, disputati in Italia nel 1980, sbagliò il rigore decisivo nell’interminabile sequenza dal dischetto contro la Cecoslovacchia, nella finale per il terzo posto. Brera gli rimproverò un’ossessionante ricerca di stile, Garanzini evidenziò la sua eleganza in campo. Dopo il declassamento a tavolino in serie B, lo stopper rimase in rossonero, ben figurando nel duro campionato cadetto che lo vide due volte a segno (a Rimini un suo gol evitò la sconfitta). La risalita in A fu immediata ma l'anno seguente arrivò la pessima stagione 1981-’82, l’ultima di Collovati in rossonero.
Ad inizio campionato, il difensore promise di voler restare a lungo al Milan, mostrandosi possibilista circa un inserimento della squadra nella lotta per lo scudetto. Ma quell’annata fu incredibilmente disgraziata e sfortunata. Collovati ereditò da Maldera la fascia di capitano e non fu certo tra i principali artefici della retrocessione anche se la contestazione dei tifosi non lo risparmiò. A Como, dopo l’ennesima sconfitta in quel campionato, si beccò un sasso lanciato dalla curva milanista. La sua ultima presenza con la maglia rossonera la collezionò nel giorno del suo venticinquesimo compleanno: penultima di campionato, Milan-Torino 0-0. Un pareggio tanto scialbo quanto drammatico, preludio alla seconda discesa del diavolo nel purgatorio della cadetteria.
Dopo il trionfale Mundial spagnolo, che giocò da titolare e ad altissimi livelli, Collovati acconsentì alla sua cessione all’Inter in cambio del prestito di tre giocatori (Serena, Pasinato e Canuti). Per i tifosi milanisti fu il massimo dell’oltraggio, un vero tradimento calcistico: uno dei giocatori più amati, destinato probabilmente a diventare una bandiera rossonera, decideva di vestire la maglia più odiata, quella nerazzurra. Per quanto mi riguarda, essendo un grande estimatore di Collovati, fui costretto a rivoluzionare la mia stanza dove campeggiavano alcuni poster dello stopper friulano.
Sorte diversa ebbe, invece, Franco Baresi, quasi coetaneo di Collovati. Il piscinin di Travagliato decise di fare della maglia rossonera la sua seconda pelle. E a fine carriera ebbe ragione.
Nella galleria dei ricordi di molti tifosi milanisti, Collovati è in maglia nerazzurra mentre viene sovrastato dall’inglese Mark Hateley nello strepitoso stacco che permise al Milan di tornare a vincere un derby (correva l’anno 1984) dopo un’astinenza durata un lustro.
Chiudo con una citazione tratta dal sito http://www.settimanasportiva.it : “Il Milan aveva due centrali bravi, molto ambiti da tante squadre. Collovati saltò il fosso, Baresi rifiutò sempre tutte le offerte. Il primo fu punito dal Dio del calcio e non vinse mai nulla, il secondo fu premiato e raccolse tutto”. by ST "Milanistavero"















